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RICONOSCERMI COME L'ASSOLUTO - A.H. ALMAAS

PRIME ESPERIENZE DI ASSOLUTO
Sono passati alcuni anni dalla scoperta dell’assoluto. La scoperta e la continua realizzazione di questa misteriosa profondità dell’Essere hanno avuto un impatto profondo sull’anima; sono state toccate aree sottili della esperienza. Per molti anni l’anima è passata attraverso una trasformazione intensa, sotto l’impatto della manifestazione in continuo dispiegamento di aspetti dell’Essenza e di dimensioni dell’Essere. La scoperta dell’assoluto ha accelerato questo processo già rapido e ha reso possibile identificare più chiaramente i confini del processo. La trascendenza completa dell’esperienza dell’ego nella realizzazione dell’assoluto illumina le barriere nella personalità che si oppongono a questa realizzazione.
Questa trasformazione dell’anima ha proceduto su due tracce parallele. La prima la chiarificazione e purificazione della sostanza stessa e della coscienza dell’anima, il che ha portato gradualmente a una maturazione dell’esperienza umana personale. L’altra una crescente integrazione dell’anima nell’assoluto nei vari stadi di assimilazione e incarnazione. Questo ha preso la forma di realizzare che l’assoluto è il vero Amato dell’anima, la sua casa e la sua sorgente. Ha condotto a riconoscere l’assoluto come la natura interiore e assoluta dell’anima, la sua identità più profonda, il suo centro. Questo ha iniziato un particolare processo sottile di trasformazione che ha implicato la contemplazione di vita e morte, e il confronto coi vari attaccamenti e le forze che tendono a plasmare l’esperienza dell’anima.

Comincio a vedere che i processi di chiarificazione, integrazione e confronto con la morte sono un effetto diretto dell’assoluto sull’anima, mentre la vacuità misteriosa penetra la sostanza dell’anima e la luce invisibile (l’assoluto è di un’oscurità luminosa che irradia una luce che non è quella normalmente visibile all’occhio N.d.T.) rivela i vari angoli nascosti. L’influenza dell’assoluto sull’anima espone le strutture dell’ego, raffina la sostanza dell’anima e metamorfizza la sua coscienza verso la natura dell’assoluto. In questo processo di chiarificazione e purificazione l’anima perde la sua identificazione con la persona storica e si identifica sempre più con l’assoluto.  Col continuo decrescere dell’identificazione di sé basata su mente e memoria l’esperienza diventa la realizzazione spontanea e naturale della vera natura come un dimorare non concettuale.
Più contemplo la mia esperienza dell’assoluto più apprezzo quanto sia misterioso. Dapprima l’ho visto come essere assoluto, come l’immensità che sottostà a ogni cosa. Tuttavia questa immensa presenza si rivela come totale vacuità, come una completa assenza di qualunque sostanza. E’ contemporaneamente una presenza e una assenza. Il continuare a fare esperienza dell’aspetto vuoto dell’assoluto ha esposto nuove strutture dell’ego, che inizialmente sono diventate consce come contrazioni in certe aree del corpo. L’esaminare queste contrazioni rivela delle manifestazioni contratte dell’anima legate a questioni di identità e del supporto dell’identità.

L’ANIMA SI INCONTRA COME ASSOLUTO
Questa notte tuttavia sono consapevole della vacuità intima dell’assoluto e non della contrazione. Ma c’è qualcosa di nuovo e curioso nell’esperienza. Mi sento come la vacuità dell’assoluto ma mi sento anche come l’anima. Non riesco a separare la vacuità dell’assoluto dalla presenza dell’anima. Mi sento profondamente attratto da questa manifestazione della coscienza, investigandola e contemplandola.
Comincio a discriminare più chiaramente quello che sto provando. Mi vivo come l’anima in una condizione molto dolce, rilassata e matura. La presenza è così soffice e malleabile che è quasi nulla, così vuota di occlusioni e di opacità da essere trasparente. Mi sento trasparente all’assoluto  e pervaso da esso. Riconosco che sono l’anima e che vivo l’assoluto in modo nuovo. Quello che è nuovo è il rapporto tra l’anima e l’assoluto.
C’è la presenza dell’anima, la coscienza individuale, ma lei si sente come l’assoluto. Anche se l’anima si sente come l’assoluto, che è un nulla misterioso, non è del tutto scomparsa.

Prima di questa esperienza, quando l’anima si unisce con l’assoluto, vi si annichila. Rimane solo l’assoluto, come sé e come identità. L’unico modo in cui ho fatto esperienza dell’anima presente simultaneamente con l’assoluto è stato come una sua estensione, in una qualche forma di unità duale. La più grande di queste integrazioni è stata quella del “matrimonio mistico” dove l’anima diventa una parte inseparabile dell’assoluto, quasi come un suo volto. Così questa nuova esperienza arriva di sorpresa.

ESSERE UMANI NELL’ASSOLUTO
Mi rendo conto che questo è un livello nuovo di integrazione tra anima e assoluto. Sono la vastità misteriosa dell’assoluto e questa vastità manifesta una qualità dell’anima delicata e contenta nella locazione del corpo. Questa manifestazione delicata è ancora l’assoluto ma con una qualità aggiunta di presenza in una locazione particolare. C’è molto meno differenziazione di quanto avessi sperimentato prima tra la vacuità indeterminata dell’assoluto e la coscienza dell’anima.
Questo sviluppo sembra essere un livello di risoluzione dei problemi di identità legati alla contrazione dell’anima che avevo visto nei giorni scorsi. Avevo visto che il problema dell’identità era legato all’autenticità, all’essere vero alla mia vera natura. Posso sperimentare me stesso e agire da un posto dove c’è pochissima o nessuna distanza dalla mia vera natura? La contrazione indicava una residua identificazione con la storia della persona storica, e questa identificazione agisce come un velo che distanzia l’anima dall’identità con l’assoluto. Quella contrazione ora se ne è andata e il nuovo livello di integrazione tra anima e assoluto chiarisce come uno possa essere l’anima e agire dall’assoluto. Questo rende possibile intraprendere azioni personali senza allontanarmi dalla mia identità con il misterioso assoluto.

Realizzare l’assoluto con la sua vacuità e la sua luce misteriosa non è l’unica possibilità. Il passo successivo è essere una persona umana senza perdere la realizzazione dell’assoluto.
E’ la realizzazione di un particolare stato di unità. Questa unità dell’esistenza non cancella la coscienza personale. Riconosco la possibilità e il valore di questa integrazione specialmente per vivere una vita umana sulla terra.
Mentre saluto Marie, mia moglie, che sta andando al lavoro, “ci vediamo più tardi”, sono consapevole di me stesso come la vastità dell’assoluto. La misteriosa vastità dell’assoluto sta agitando la mano sentendosi personalmente affezionata.

L’anima viene riempita dalla comprensione che anche se mi vivo come individuo è ancora l’esperienza dell’anima inseparabile dall’assoluto. Sono un individuo, una persona umana, ma sono ancora l’assoluto. L’individuazione può essere un’esperienza reale non solo al livello dello sviluppo essenziale dell’anima, ma anche al livello dell’assoluto.
Mi vivo come un’anima dolce, rilassata, matura. Sono una coscienza individuale che vivo come presenza, sono una presenza vivente, libero da contrazioni, identificazioni o elaborazioni mentali. Sono una presenza chiara e trasparente, ma viva e dinamica. Come questa presenza mi vivo come delicato e squisitamente  fine.
Il senso dell’io o identità scaturisce da dentro come un riconoscimento di sé innato. Ha origine  dal centro della presenza che ora vedo come un punto di luce brillante (normalmente la presenza  viene vissuta come priva di centro, senza confini, senza discontinuità di ‘sostanza’, ma qui Almaas parla dell’anima individuale in quanto presenza ma localizzata in un particolare corpo-mente N.d.T.), il punto di luce è vivo e scintillante, bello e prezioso. Sì, entrambe la delicata presenza vivente dell’anima e il punto di luce brillante sono inseparabili dal nulla dell’assoluto, una sua espressione che è anche l’assoluto stesso. Sono il mistero assoluto, una vastità che si è manifestata dentro se stessa come una sfera trasparente di presenza conscia il cui centro è un radioso punto di luce. L’esperienza vissuta è di leggerezza e intimità, preziosità e squisitezza e totale vulnerabilità personale.
Questa è la quintessenza dell’essere una persona umana reale.

Mentre contemplo il mio senso di presenza la consapevolezza rivela che l’integrazione tra anima e assoluto è completa; è una sintesi totale. La contemplazione abbraccia la coemergenza completa di anima e assoluto. L’unione è molto più completa di quando avessi sperimentato prima. Questa coemergenza trasforma la qualità vissuta della presenza. Ora la leggerezza è estrema; è come se non ci fosse affatto gravità. E’ la vacuità dell’assoluto nella sua totale leggerezza e trasparenza. E c’è un’incredibile traslucidità, un chiarezza che è essa stessa la leggerezza.
Sono consapevole dell’anima, consapevole che non sto facendo solo esperienza della purezza dell’assoluto, perché c’è una percezione sottile di una bolla di coscienza completante chiara e traslucida. Assieme all’indescrivibile leggerezza e spaziosità, e inseparabile da esse, faccio esperienza di una presenza che sembra quasi come un miraggio, un corpo illusorio.
L’anima è una bolla di coscienza e tutto l’ambiente è composto della stessa chiarezza traslucida, una pura radiosità di forme. In questa esperienza c’è vacuità che è più simile a non-esistenza, non-essere. E’ assenza. C’è chiarezza che è trasparente e senza colori. C’è coscienza totalmente priva di oscuramenti e traslucida. C’è leggerezza, nessun peso, nessuna densità……

Pensavo che la fusione totale con l’assoluto potesse significare cessazione di coscienza permanente e totale, e quindi la cessazione di ogni percezione. Non avevo previsto come potesse essere l’integrazione totale con l’assoluto. Questa esperienza di coemergenza dell’anima con l’assoluto risponde a questa mia preoccupazione e la risolve. Ogni cosa rimane, non è perduta, non scompare. Ma si vede che non esiste; il non- essere è la sua condizione suprema. Non c’è scomparire, c’è solo il capire che nessuna apparenza in realtà esiste nel modo in cui in genere pensiamo.
La paura della perdita viene anche risolta in un altro modo interessante. Mentre contemplo le qualità esperienziali di questa coemergenza nasce l’intuizione che in realtà non è comunque mai possibile rimanere attaccati a nulla. Non è possibile perché nulla esiste nel modo in cui appare. La vera realtà e condizione dei fenomeni non include nulla che uno possa afferrare. Non si può afferrare un’immagine o un ologramma. Inoltre non c’è nessuno qui che possa attaccarsi a qualcosa. Non è solo l’oggetto dell’esperienza che viene svuotato, che viene visto come fondamentalmente non-esistente, anche se viene percepito. E’ anche il soggetto stesso che viene svuotato. Entrambi lo sperimentatore e lo sperimentato sono caratterizzati dalla fondamentale assenza dell’assoluto. Non ci può essere perdita perché non c’è nulla che possa venire perso.
Nella condizione di presenza coemergente l’apparenza e l’assoluto sono totalmente coemergenti, completamente mescolati e coestensivi. Ogni cosa  è assolutamente inseparabile dalla vacuità priva di spazio. La sorgente di tutta la manifestazione è indistinguibile dalla manifestazione, inclusa l’anima individuale.
Da: “Luminous Night’s Journey” cap.12

COMMENTO: L'incontro in sè, di sè, come l'assoluto è una esperienza (il Sè).  Ogni esperienza è e mostra un tipo di relazione tra la mente e sè stessa riflessa/proiettata e percepita come "realtà". Mantenendo la visione tradizionale di me come "separato e speciale" tutto diventa paradossale: come è possibile essere contemporaneamente me stesso individuale e l'assoluto? invece la contraddizione nasce solo con la traduzione dell'esperienza in parole e pensieri.  SatChitAnanda si esplora come e attraverso la mia mente che ritrova la purezza della propria natura, trascendendosi e reincarnandosi. Anche l'esperienza dell'assoluto emerge dal vuoto/silenzio dopo che la vibrazione della  mente si è accordata con sè stessa. L'assoluto è forse una grande armonica...